Praticamente ogni settimana, sul più bello, si interrompono le danze per annunciare l’inimitabile performance della coppia di ballerini argentini più famosi del mondo, sempre diversi da quelli della settimana precedente, per una dimostrazione, stile Folletto o Stanhome, dei propri prodotti tangueri.
E, talvolta, che prodotti! Pratiche con i due grandissimi maestri che se ne stanno comodamente seduti al proprio tavolino a sorseggiare cocktail e a cazzeggiare; lezioni private a soli 100 euro all’ora; stage multilivello dal ground zero al settimo cielo (anche a chi potrebbe sedere direttamente alla destra del Padre è sempre caldamente consigliato di affrontare il percorso catartico nella sua interezza, lavando i piedi nell’Arno di Buenos Aires a partire dalla sorgente della camminata); spettacoli imperdibili con passi alla Totò le Mokò, impossibili da imparare e ancor meno da riprodurre in milonga; ulteriori esibizioni (!), il giovedì qua, il venerdì là, il sabato prima qua e poi là, per sottrarsi alle quali bisogna solo evitare di andare in milonga fino a che i due più grandi ballerini del mondo non abbiano lasciato la città.
b) Basta con gli annunci, basta.
Chi va in milonga decide di spendere il proprio tempo e il proprio denaro per ballare, e non desidera affatto essere distratto, nemmeno per un minuto, da questa attività, tanto meno per sorbirsi della pubblicità indesiderata, scassapalle e importuna. Il tanguero, quando è lì, non se ne frega nulla del corso x, dell’evento y, del festival z. Vuole solo abbandonarsi alla magia della musica, alla sensualità di un abbraccio.
Non si può, alla fine di una tanda – che so - di Pugliese, quando tutti stanno ancora emozionati e moscimosci, scagliare una pietra contro il vetro del languore collettivo, prendere il microfono in mano e, a volume sparato, annunciare che sono rimasti solo ottantaquattro posti per il corso di adornos di Peretìn Yiménez de la Tanga. Non si può, non si può.
Gli annunci, anche quando sono brevissimi, rischiano di rompere un’atmosfera. Per questo dovrebbero essere maneggiati con estrema cautela, come una bomba, ed elargiti con parsimonia, se non con vera e propria tirchieria. Dentro ai locali, si dovrebbero fare solo sui banconi o in bacheca; oppure andrebbero fatti fuori della milonga, nelle scuole di tango, o per email, per sms, per telefono, su locandine, cartoline, giornali, giornalini, siti, newsletter, newsgroup, blog. Dovrebbe bastare.
E se anche a questa fitta rete di mezzi di comunicazione dovesse sfuggire un tanguero un po’ asociale (è difficilissimo, ma teoricamente non impossibile), si prenda coscienza del fatto che non è giusto molestarne cento per guadagnarne uno.
Travolgeteci, spammateci di annunci prima, ma in milonga, per piacere, lasciateci in pace.
c) Più concerti dal vivo.
Al posto delle solite performance di cui al punto a), organizzate più esibizioni di complessi dal vivo, a cui si può assistere partecipando con il proprio ballo, senza essere costretti a starsene in cerchio, tipo seduta di autocoscienza, a fare i guardoni e a gelarsi le pacche a terra.
Il tango-danza deve tutto alla musica. Non si può pensare di sostenere solo il ballo, con corsi, esibizioni e quant’altro, e di invitare la musica in milonga come in gioventù si invitava a uscire un amico un po’ soggetto solo perché teneva la macchina.
Viva i musicalizador in stato di grazia coi loro mp3, per carità, ci mancherebbe altro, ma viva ogni tanto anche qualche concerto di giovani che si esibiscono con brani classici reinventati o con proprie composizioni, o di vecchietti argentini che ci facciano ascoltare il suono di un bandoneon dal vivo.
Così si favorisce la diffusione di una maggiore cultura musicale tra i tangueri; si promuovono suoni nuovi e sperimentazioni musicali; si aiutano tanti bravi e affamati musicisti a sostenersi e a farsi strada.
d) Al bando il malcostume dei compleanni in milonga.
Poche cose sono così noiose, invadenti, imbarazzanti, egocentriche e scostumate come le interruzioni di una serata sul più bello per costringere tutti a seguire lo spegnimento delle candeline di un festeggiato, più spesso di una festeggiata, soprattutto quando sconosciuti ai più, con successivo taglio e distribuzione di torta e spumante, per finire con quella specie di gang-bang che si suole chiamare ronda: cinque interminabili minuti di licenziosità in cui un branco di masculi simula una competizione per la selezione della specie contendendosi una femmina impernacchiata per l’occasione, sotto gli occhi di un pubblico da cui la signora si crede ammirata e che invece se ne sta lì a criticarla, a sfotterla o a ignorarla; borbottante, sbuffante e impaziente come chi venga preso in ostaggio da un conoscente attaccabottoni che lo costringa a subire il racconto di un fatto tedioso e del tutto privo di interesse, che non si vede l’ora che finisca.
I compleanni si festeggiano tra le mura domestiche con i propri amici, tangueri e non, e se proprio non si può fare a meno di festeggiare in milonga, che ci si metta in disparte a un tavolino e si faccia un brindisi discreto, offrendo un bicchiere a chi si avvicina, e lasciando tutti gli altri liberi di ignorare l’evento e di continuare a divertirsi.
E' tanto che non scrivo post ma ancora mi ricordo che la Milonga Virtuale è nata per condividere il Tango.
Sabato ho avuto il primo e vero incontro ravvicinato con Astor Piazzolla. Non è il genere di autore che più prediligo perchè ho sempre trovato una vena di angoscia nella sua musica. Tanto che devo dire che mi piacciono molto i suoi brani ma solo se sono rinterpretati da altri. Addirittura basta che il bandoneon non lo suoni fisicamente lui e la sua musica diventa per me più serena e gradevole. Non so a quanti altri Piazzolla faccia questo effetto e siano daccordo con me....
...comunque ...sabato, ballando in milonga, mi son trovato veramente dentro a queste sue "fughe musicali ossessive". Mi son ritrovato ad esprimere una sensazione di "piacere frustrante", una specie di sensazione precisa che non è quella del normale del piacere della tango e dell'abbraccio. E' stato proprio realizzare fisicamente una frenesia al limite tra il piacere e l'irritazione, forse la definizione corretta era: la realizzazione del Piacere di uno Sfogo, di una liberazione di emotivita assolutamente diversa mai provata da me nel tango, lontana dalle atmosfere intime milonguere, lontana dalla passione di un Pugliese o dalla leggerezza del Vals.... Sto parlando di qualcosa che comunque sgorgava come un fiume.
Questa vibrazione veniva dalla musica, da Piazzolla e non da qualche mia inquetudine personale. Infatti tutto è durato una sola una tanda e non sembrava una cosa mia, ma propriamente una forte momentanea empatia con qualche ossessione di Piazzolla.
La tanguera, secondo me fortunata, questa cosa l'ha sentita tutta perchè ci si è ritrovata dentro come c'ero dentro io. Son sicuro che ha gradito perchè era come me volontaria nella musica.
Ci sono sempre nuovi tanghi profondamente diversi da scoprire....
Preliminari, non sono così secondari.
Farli o non farli può determinare tutta la qualità del piacere. Un’intera serata milonguera può salvarsi o andare a ramengo a seconda dei preliminari, se ci sono stati o meno, preferibilmente a casa.
Lo so, non sempre c’è il tempo per farli. Ma il tempo per i preliminari bisognerebbesempre sforzarsi di trovarlo altrimentibisognerebbe “addirittura” imparare arinunciare al piacereinvece di farsi prenderedalla fretta famelica di non perdere l’occasione settimanale della serata. Perchè, a volte, qualcuno di noi, pur di arrivare subito “al dunque” – in medias milongas -e magari guadagnare un’ora in più di libidine danzante… , decide di saltarli, di farne a meno. Ma - vi chiedo - si può veramente fare a meno dei preliminari?
Sono davvero così secondari tutti quei gesti (una buona cena, una doccia, una mezz’oretta seduti o sdraiati magari tv distraente) con cui liberiamo il corpo e la mente della stanchezza di un’intera giornata di lavoro e di fatiche e ci prepariamo alla milonga (bagno rilassante o doccia energizzante, vestiti tangabili, ascelle deodorate, volontà di sentirci desiderabili), come per un incontro con la/il nostra/o amata/o prediletta/o, predisponendo mente e corpo al meglio di noi per accoglierla e farci accogliere ?
Si può fare a meno di questa fase (che precede le milonghe serali) di decantazione dello stress diurno, di rilassamento del corpo e della mente, di riattivazione di energie nuove ?
No, chiaro che no.
Eppure c’è sempre chi, non volendo rinunciare alla serata,arriva in milongasfranto, direttamente dal lavoro, con ancora i vestiti che ha indossato perun’intera giornata,impregnati delle fatiche del giorno, con il corpo fiacco ancora contratto per i vari fardelli posturali e psicologiciaccumulati durante l’intera giornata, con un odore di stanchezza e di fatica che esala da maglioncini o camicette poco tanguere. E magari pure con lo stomaco che brontola reclamando un tozzo di carboidrato per un calo di zuccheri incipiente…
Ma vi sembra giusto? Tanghisticamente sensato? Vi sembrano le condizioni ottimali per condividere corpo, anima, concentrazione, ascolto, propriocezione dei corpi?
L’altra sera segnalo a un mio amico l’arrivo di una nuova tanguera brava e carina
- hai visto la tipa seduta? E' carina, dài invitala! - e lui sfranto e rassegnato:
- nooo, non posso invitarla, sono troppo stanco e ballo malissimo. E poi puzzo. Non voglio che mi conosca così, farei brutta figura. In queste condizioni posso ballare con te... che mi conosci -
- grazie caro, lo prendo come un complimento… il privilegio della vecchia pantofola! -
Il mio amico spappolato era arrivato alla milonga direttamente dal lavoro, portandosi dietro tutta la stanchezza del giorno. Non aveva messo pause, non aveva fatto i preliminari e il suo tango era stato una perpetuacaduta libera nell'insoddisfazione per sé e per tutte le ballerine che aveva incontrato.
Lo so a cosa state pensando... state pensando a tutte quelle volte che siete arrivati al tango stanchi distrutti e la serata poi è stato tutto un fiorire crescente di soddisfazioni tanguere, di energie rinate, di piaceri colti. Dipende dalla stanchezza, vi dico.
Ci sono stanchezze e stanchezze.
Ci sono stanchezze sulle quali il tango fa il miracolo e le tramuta in forza leggera.
E ci sono stanchezze sulle quali neanche il tango riesce a perciare. Stanchezze che vogliono, pretendono un po’ di premurosi preliminari.
In fondo il tango li merita e li meritiamo anche noi che del tango siamo le anime e corpi.
Mi ricordano un po' a Capussi & Flores, no?
E non conosciamo tutti almeno un tanguero che prova a fare la sua tanguera ballare così? Mamma mia...
Comunque sia, buon divertimento!
Uomini e donne nel tango, così come nella vita, hanno modi di sentire differenti. L'idea è che se un uomini e donne sapessero cosa può rendere più o meno gradevole un tango per il proprio partner di ballo, tutti ne trarremmo beneficio.
Due banali esempi: gli uomini spesso provano un senso di disagio nel ballare le pause, e cioè quei momenti di "intima immobilità" che per le loro compagne risultano assolutamente imprescindibili, in particolare su orq. come quelle di Pugliese o Di Sarli; per le donne è talvolta difficile rinunciare al primato dell'estetica per dedicarsi completamente al proprio ballerino (che invece non aspetta altro...).
Basterebbe dirselo, ma non sarebbe certo elegante, a conclusione di una tanda, congedarsi con: "tanghi veramente gradevoli...mi hai dato l'emozione d'un carrello della spesa in un affollato ipermercato di sabato pomeriggio...grazie!" o di contro "tutto bene...è solo che avrei necessità di una pomata per un risentimento muscolare sulla spalla destra, dove hai poggiato per dieci minuti tutto il tuo amorevole peso!".
Dopo un primo post in cui raccolsi le osservazioni dei tangheri, ne nacque uno molto più complesso (...) che sintetizzava le critiche che avevo udito in milonga da parte delle tanghere.
Contrariamente a quanto mi potessi aspettare, nelle valutazioni delle tanghere la parte tecnica è quasi totalmente in sottordine. Fermo restando che il ballerino che si muova senza seguire la musica o strattonando la propria partner gode in genere di scarso successo, le tanghere sono più sensibili alla "sensazione generale" del ballo.
Parlano di quei ballerini che le consentono di abbandonarsi, di non pensare, di quelli che trasmettono dolcezza e sicurezza nell’abbraccio; sono spesso più attente alle pause che ai movimenti, al quello che succede tra un passo e l'altro (...come diceva un famoso ballerino).
Desiderano una guida decisa in modo da potersi lasciare andare. Quei minuti di tango sono vissuti come una gradevole e talora giocosa parentesi in una giornata passata a sgomitare per farsi largo nella vita. Un momento in cui talune si riappropriano della loro femminilità, in cui vogliono sentirsi “regine”, almeno per la durata della tanda.
Le distinzioni tra ballerini esperti o principianti o altre differenziazioni stilistiche sono più o meno irrilevanti; sembra che conti solo come il ballerino riesca a farle sentire durante il ballo, se più o meno bene.
Sicuramente questa raccolta di osservazioni è incompleta e le mie impressioni "approssimative" ma ciò che mi sembra di intuire è che anche nel tango per noi uomini è veramente difficile...
Massitango
(con un grazie particolare a Farolit per il gentile invito a riproporre il post anche in questa milonga virtuale)